elle
ultime settimane della sua vita (non sappiamo, purtroppo,
in quale luogo e circostanze precise: se a Bagnara nella pausa
estiva, o nell'episcopio di Assisi o alla Porziuncola), Francesco
detta il suo Testamento, che il suo segretario (Leone?) consegna
in un latino, così umile e dimesso, da riecheggiare
la parlata viva del Santo.
E' questo, senza dubbio, il documento più autentico
e più personale del "Giullare di Dio". Esso
è indirizzato, principalmente, ai suoi frati, ed ha
lo scopo di sintetizzare la sua vita, le sue scelte, i suoi
ideali più cari: la vita evangelica vissuta in povertà;
la gioia della vita di penitenza; l'amore per Cristo, specie
nell'Eucarestia; l'apostolato tra il popolo; la devozione
e la fedeltà alla Chiesa, che si manifesta anche nel
rispetto verso i sacerdoti; la preghiera della prima fraternità
francescana; il lavoro visto come una grazia di Dio; la letizia
di una vita semplice vissuta accanto ai più poveri
e agli umili; la fedeltà assoluta al progetto di vita
fissato nella Regola.
I francescani, in queste pagine, ritrovano, più che
in ogni altro scritto, la voce, lo spirito, l'anima di Francesco
d'Assisi.
Il Testamento reca, a quanti amano il "Poverello di Assisi",
una testimonianza tanto schietta di vita, da poter essere
considerata come la prima e più autentica biografia
del Santo.
di Paolo Rossi
paolorossi62@libero.it
Inizia il testamento del beato Francesco
(Leggi il testamento in latino)
Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a
fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava
cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi
condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi
da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in
dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii
dal mondo.
E il Signore mi dette tale fede nelle chiese, che io così
semplicemente pregavo e dicevo: "Ti adoriamo, Signore Gesù
Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero
e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento
il mondo".
Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande
fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa
Romana, a motivo del loro ordine, che anche se mi facessero
persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi
tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in
sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui
dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà.
E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come
i miei signori.
E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in
essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio
questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient'altro
vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo
e il santissimo sangue suo che essi ricevono ed essi soli amministrano
agli altri.
E voglio che questi santissimi misteri sopra tutte le altre
cose siano onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi.
E dovunque troverò manoscritti con i nomi santissimi
e le parole di lui in luoghi indecenti, voglio raccoglierli,
e prego che siano raccolti e collocati in luogo decoroso.
E dobbiamo onorare e venerare tutti i teologi e coloro che amministrano
le santissime parole divine, così come coloro che ci
amministrano lo spirito e la vita.
E dopo che il Signore mi diede dei frati, nessuno mi mostrava
che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò
che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io
la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e
il signor Papa me la confermò.
E quelli che venivano per abbracciare questa vita, distribuivano
ai poveri tutto quello che potevano avere, ed erano contenti
di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, del cingolo e
delle brache. E non volevano avere di più.
Noi chierici dicevamo l'ufficio, conforme agli altri chierici;
i laici dicevano i Pater noster; e assai volentieri ci fermavamo
nelle chiese. Ed eravamo illetterati e sottomessi a tutti.
Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio
fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale
si conviene all'onestà. Coloro che non sanno, imparino,
non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma
per dare l'esempio e tener lontano l'ozio.
Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo
alla mensa del Signore, chiedendo l'elemosina di porta in porta.
Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: "Il
Signore ti dia la pace!".
Si guardino bene i frati di non accettare assolutamente chiese,
povere abitazioni e quanto altro viene costruito per loro, se
non fossero come si addice alla santa povertà, che abbiamo
promesso nella Regola, sempre ospitandovi come forestieri e
pellegrini.
Comando fermamente per obbedienza a tutti i frati che, dovunque
si trovino, non osino chiedere lettera alcuna (di privilegio)
nella curia romana, né personalmente né per interposta
persona, né per una chiesa né per altro luogo,
né per motivo della predicazione, né per la persecuzione
dei loro corpi; ma, dovunque non saranno accolti, fuggano in
altra terra a fare penitenza con la benedizione di Dio.
E fermamente voglio obbedire al ministro generale di questa
fraternità e a quel guardiano che gli piacerà
di assegnarmi. E così voglio essere prigioniero nelle
sue mani, che io non possa andare o fare oltre l'obbedienza
e la sua volontà, perché egli è mio signore.
E sebbene sia semplice e infermo, tuttavia voglio sempre avere
un chierico, che mi reciti l'ufficio, così come è
prescritto nella Regola.
E tutti gli altri frati siano tenuti ad obbedire allo stesso
modo ai loro superiori e a recitare l'ufficio secondo la Regola.
E se si trovassero dei frati che non recitassero l'ufficio secondo
la Regola, e volessero comunque variarlo, o non fossero cattolici,
tutti i frati, ovunque sono, siano tenuti, per obbedienza, ovunque
trovassero uno di essi, a consegnarlo al custode più
vicino al luogo ove l'avranno trovato. E il custode sia fermamente
tenuto, per obbedienza, a custodirlo severamente, come un uomo
in prigione, giorno e notte così, che non possa essergli
tolto di mano, finché non lo consegni di persona nelle
mani del suo ministro. E il ministro sia fermamente tenuto,
per obbedienza, a farlo scortare per mezzo di tali frati che
lo custodiscano giorno e notte come un prigioniero, finché
non lo consegnino al signore di Ostia, che è signore,
protettore e correttore di tutta la fraternità.
E non dicano i frati: "Questa è un'altra Regola",
perché questa è un ricordo, un'ammonizione, un'esortazione
e il mio testamento, che io, frate Francesco piccolino, faccio
a voi, miei fratelli benedetti, perché osserviamo più
cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore.
E il ministro generale e tutti gli altri ministri e custodi
siano tenuti, per obbedienza, a non aggiungere e a non togliere
niente da queste parole.
E sempre tengano con se questo scritto assieme alla Regola.
E in tutti i capitoli che fanno, quando leggono la Regola, leggano
anche queste parole.
E a tutti i miei frati, chierici e laici, comando fermamente,
per obbedienza, che non inseriscano spiegazioni nella Regola
e in queste parole dicendo: "Così si devono intendere";
ma, come il Signore mi ha dato di dire e di scrivere con semplicità
e purezza la Regola e queste parole, così cercate di
comprenderle con semplicità e senza commento e di osservarle
con sante opere sino alla fine.
E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo
della benedizione dell'altissimo Padre, e in terra sia ricolmo
della benedizione del suo Figlio diletto col santissimo Spirito
Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi.
Ed io frate Francesco piccolino, vostro servo, per quel poco
che io posso, confermo a voi dentro e fuori questa santissima
benedizione. Amen.
Incipit testamentum beati Francisci
Dominus ita dedit mihi fratri Francisco incipere
faciendi poenitentiam: quia, cum essem in peccatis, nimis mihi
videbatur amarum videre leprosos; et ipse Dominus conduxit me
inter illos, et feci misericordiam cum illis. Et recedente me
ab ipsis, id quod videbatur mihi amarum, conversum fuit mihi
in dulcedinem animi et corporis. Et postea parum steti et exivi
de saeculo.
Et Dominus dedit mihi talem fidem in ecclesiis,
ut ita simpliciter orarem et dicerem: "Adoramus te, Domine
Jesu Christe, hic et omnes ecclesias tuas, quae sunt in toto
mundo, et benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redimisti
mundum".
Postea Dominus dedit mihi et dat tantam fidem
in sacerdotibus, qui vivunt secundum formam sanctae romanae
Ecclesiae, propter ordinem ipsorum, quod si facerent mihi persecutionem,
volo recurrere ad ipsos. Et si haberem tantam sapientiam, quantam
Salomon habuit, et invenirem pauperculos sacerdotes huius saeculi,
in parochiis in quibus morantur, nolo praedicare ultra voluntatem
ipsorum. Et ipsos et omnes alios volo timere, amare et honorare,
sicut meos dominos; et nolo in ipsis considerare peccatum, quia
Filium Dei discerno in ipsis, et domini mei sunt. Et propter
hoc facio, quia nihil video corporaliter in hoc saeculo de ipso
altissimo Filio Dei nisi sanctissimum corpus et sanctissimum
sanguinem suum, quod ipsi recipiunt et ipsi soli aliis ministrant.
Et haec sanctissima mysteria super omnia volo honorari, venerari
et in locis pretiosis collocari.
Sanctissima nomina et verba eius scripta, ubicumque
invenero in locis illicitis, volo colligere et rogo, quod colligantur
et in loco honesto collocentur. Et omnes theologos, et qui ministrant
sanctissima verba divina, debemus honorare et venerari sicut
qui ministrant nobis spiritum et vitam.
Et postquam Dominus dedit mihi de fratribus, nemo
ostendebat mihi quid deberem facere; sed ipse Altissimus revelavit
mihi quod deberem vivere secundum formam sancti Evangelii. Et
ego paucis verbis et simpliciter feci scribi; et dominus papa
confirmavit mihi. Et illi qui veniebant ad recipiendam vitam,
omnia quae habere poterant, dabant pauperibus; et erant contenti
tunica una intus et foris repetiata, cum cingulo et braccis.
Et nolebamus plus habere.
Officium dicebamus clerici secundum alios clericos,
laici dicebant Pater noster; et satis libenter manebamus in
ecclesiis. Et eramus idiotae et subditi omnibus.
Et ego manibus meis laborabam et volo laborare;
et omnes alii fratres firmiter volo quod laborent de laboritio
quod pertinet ad honestatem. Qui nesciunt discant, non propter
cupiditatem recipiendi pretium laboris, sed propter exemplum
et ad repellendam otiositatem. Et quando non daretur nobis pretium
laboris, recurramus ad mensam Domini, petendo eleemosynam ostiatim.
Salutationem mihi Dominus revelavit, ut diceremus:
"Dominus det tibi pacem!".
Caveant sibi fratres, ut ecclesias, habitacula
paupercula et omnia alia, quae pro ipsis construuntur, penitus
non recipiant, nisi essent sicut decet sanctam paupertatem,
quam in regula promisimus, semper ibi hospitantes sicut advenae
et peregrini.
Praecipio firmiter per obedientiam fratribus universis,
quod, ubicumque sunt, non audeant petere aliquam litteram in
curia romana per se neque per interpositam personam, neque pro
ecclesia neque pro alio loco, neque sub specie praedicationis
neque pro persecutione suorum corporum; sed, ubicumque non fuerint
recepti, fugiant in aliam terram ad faciendam poenitentiam cum
benedictione Dei.
Et firmiter volo obedire ministro generali huius
fraternitatis et alii guardiano, quem sibi placuerit mihi dare.
Et ita volo esse captus in manibus suis, ut non possim ire vel
facere ultra obedientiam et voluntatem suam, quia dominus meus
est. Et quamvis sim simplex et infirmus, tamen semper volo habere
clericum, qui mihi faciat officium, sicut in regula continetur.
Et omnes alii fratres teneantur ita obedire guardianis
suis et facere officium secundum regulam. Et qui inventi essent
qui non facerent officium secundum regulam et vellent alio modo
variare, aut non essent catholici, omnes fratres, ubicumque
sunt, per obedientiam teneantur, quod, ubicumque invenerint
aliquem ipsorum, proximiori custodi illius loci, ubi ipsum invenerint,
debeant repraesentare. Et custos firmiter teneatur per obedientiam
ipsum fortiter custodire sicuti hominem in vinculis die noctuque,
ita quod non possit eripi de manibus suis, donec propria sua
persona ipsum repraesentet in manibus sui ministri. Et minister
firmiter teneatur per obedientiam mittendi ipsum per tales fratres,
qui die noctuque custodiant ipsum sicuti hominem in vinculis,
donec repraesentent ipsum coram domino Ostiensi, qui est dominus,
protector et corrector totius fraternitatis.
Et non dicant fratres: "Haec est alia regula":
quia haec est recordatio, admonitio et exhortatio et meum testamentum,
quod ego frater Franciscus parvulus facio vobis fratribus meis
benedictis propter hoc, ut regulam, quam Domino promisimus,
melius catholice observemus. Et generalis minister et omnes
alii ministri et custodes per obedientiam teneantur in istis
verbis non addere vel minuere. Et semper hoc scriptum habeant
secum iuxta regulam. Et omnibus capitulis, quae faciunt, quando
legunt regulam, legant et ista verba.
Et omnibus fratribus meis clericis et laicis praecipio
firmiter per obedientiam, ut non mittant glossas in regula neque
in istis verbis, dicendo: "Ita volunt intelligi";
sed sicut dedit mihi Dominus simpliciter et pure et dicere et
scribere regulam et ista verba, ita simpliciter et sine glossa
intelligatis et cum sancta operatione observetis usque in finem.
Et quicumque haec observaverit, in caelo repleatur
benedictione altissimi Patris et in terra repleatur benedictione
dilecti Filii sui cum Sanctissimo Spiritu Paraclito et omnibus
virtutibus caelorum et omnibus sanctis. Et ego frater Franciscus,
parvulus vester servus, quantumcumque possum, confirmo vobis
intus et foris istam sanctissimam benedictionem. Amen.
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